Il presepe napoletano, un' antica tradizione che va coltivata

Il presepe napoletano, un’antica tradizione che va coltivata

I personaggi “storici” del presepe più caratteristico del mondo.

Il giorno di Natale è certamente il più indicato per scendere nei dettagli del presepe napoletano. Si tratta di una tradizione che stupisce per la sua antichità. Le prime tracce storiche di un presepe a Napoli risalgono addirittura al 1021. Un documento attesta l’esistenza in una casa napoletana nel 1324.

Ma il presepe partenopeo è qualcosa di più di una testimonianza di religiosità di un popolo. Esso assurge a simbolo di un’interpretazione meticolosa e attenta dello stato del popolo e della sua fedeltà al cattolicesimo.

Il tipico presepe napoletano è ambientato nel Settecento ai piedi del Vesuvio. E propone personaggi che nel tempo sono diventati imprescindibili. Non si può definire “presepe napoletano” se mancano alcuni “attori” che per importanza vengono subito dopo il Bambino, la Madonna e San Giuseppe. Elementi che caratterizzano la scena al pari dei pastori, del bue e l’asinello, e gli angeli.

Via San Gregorio Armeno

Nel cuore di Spaccanapoli, a pochi passi dalla Cattedrale dedicata di San Gennaro, sorge Via San Gregorio Armeno. È una via non molto lunga ma dall’importanza capitale nell’universo del presepe. Qui hanno avuto vita e continuano a produrre statuine e accessori per il presepe alcune botteghe artigiane. Interpretano i momenti storici producendo e inserendo nel presepe uomini e donne della moderna attualità o dal passato glorioso. Se si sceglie il produttore giusto, le statuine sono riconosciute in tutto il mondo come vere opere d’arte create rigorosamente a mano con antiche tecniche.

In omaggio all’ironia dei napoletani possiamo osservare la statuina di Maradona, di Trump, di Salvini, o di ogni altro personaggio, colti in espressioni satiriche e divertenti.

Ma quando il “gioco” si fa serio, entrano in campo i personaggi “veri” del presepe. Alcuni addobbati con panni che riprendono le tradizioni e i tessuti d’epoca, espressione di una ricerca artistica meravigliosa.

I personaggi

Oltre al Bambinello, la Santa Vergine e San Giuseppe, i napoletani hanno inventato personaggi di grande suggestione e significato.

Eccone un elenco con relativa spiegazione:

  • Benino – È il giovane pastore dormiente. Il Vangelo venne annunciato ai “pastori dormienti”, e Benino ne è il simbolo. È colui che dormendo sogna il presepe. Non bisogna svegliarlo: il presepe sparirebbe d’incanto!
  • Cicci Bacco – Il pane e il vino rappresentano l’Eucarestia. Ma il Cristianesimo ha nei pagani dei fieri oppositori. Cicci Bacco è il retaggio delle credenze nelle divinità pagane. Viene rappresentato da un vinaio, in qualche caso brillo e vivace, che avanza su un carretto trainato da un paio di buoi.
  • Il pescatore – Qui la metafora è semplice: il pescatore di anime. Questo personaggio si ispira ai periodi in cui il nome e l’effige di Gesù non poteva essere rappresentata: si ricollega alle persecuzioni. Il termine pesce, in greco, riporta l’acronimo di Gesù Cristo. Un pescatore che solleva un pesce con la propria lenza non manca mai nel vero presepe napoletano.
  • I due compari – Sono due personaggi, spesso ritratti “a braccetto” che si accompagnano nello scenario del presepe. I loro nomi sono zi’ Vincenzo e zi’ Pascale. Rappresentano il Carnevale e la Morte. A zi’ Pascale ci si rivolgeva in passato per avere numeri “sicuri” al lotto.
  • Stefania – Uno dei personaggi più dolci partorito dal cuore partenopeo. Rappresenta una giovane vergine che secondo una tradizione che odora di pagano fu fermata dagli angeli perché una donna non maritata non avrebbe potuto avvicinarsi al Bimbo Divino. Stefania, allora, avvolse una pietra in alcuni panni e finse fosse un bambino. Avvicinandosi alla Madonna la pietra si trasformò in un vero neonato che altri non sarebbe che Santo Stefano, il Protomartire.
  • La zingara – Anche qui troviamo tracce dell’influsso pagano. La donna rappresentata è una “indovina” erede della Sibilla Cumana.
  • La meretrice – In contrapposizione alla Vergine c’è il personaggio della meretrice, collocato in un’osteria posta di spalle alla grotta.
  • Il monaco – Simbolo della satira e dell’ironia napoletana, che utilizza un religioso come filo che lega il sacro al profano, tema del presepe napoletano.
  • I venditori – Noi nel nostro presepe, collochiamo di tanto in tanto un venditore, senza curarci che del lato estetico. Per il presepe napoletano anche i venditori presenti hanno un significato e un codice, uniti a altri personaggi. Sono 12: uno per mese dell’anno, e precisamente: Gennaio: Macellaio; Febbraio: Formaggiaio; Marzo: Pollivendolo; Aprile: Venditore di uova; Maggio: Una coppia di sposi con cesto di frutta; Giugno: Panettiere; Luglio: Venditore di pomodori; Agosto: Venditore di cocomeri; Settembre: Seminatore; Ottobre: Vinaio; Novembre: Venditore di castagne; Dicembre: Pescivendolo.

Un esempio piccolo piccolo

Anche chi scrive si è fatto contagiare fin dalla prima visita in Via San Gregorio Armeno. E ad ogni ritorno ho acquistato u personaggio, iniziando dalla Sacra Famiglia. Quella che vedete in cima all’articolo è la foto del mio “mini” presepe napoletano. Gli abiti sono in stoffa antichizzata e riproducono i costumi del I secolo. Come si può notare mancano bue e asinello: saranno oggetto del mio prossimo acquisto.

 

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